Titolo diario:

    Benvenuta primavera!


    Inserito il giorno:

    21-03-2020


    Autore: Veronica di San salvo - ID: 1025
    21/03/2020
    Oggi è arrivata la primavera, come ogni anno, ma questo è un anno diverso. Non metto piede fuori casa da undici giorni ormai, l’unico scorcio di mondo che mi è rimasto è quello offerto dal mio piccolo giardino sul retro. Non sono malata, ma ormai tutti ci sentiamo come se lo fossimo, il nostro paese è in ginocchio, l’Italia sta piangendo e con lei lo facciamo anche tutti noi. Sto imparando a conoscere queste quattro mura, a muovermi qui come se questo fosse tutto il mondo possibile, è struggente questa situazione. Ma non è impossibile da sostenere, questo bisogna dirlo. Qualche giorno fa riflettevo su quanto io sia stata fortunata: a me è stato chiesto di restare in casa con ogni confort mentre c’è gente lì fuori che ogni giorno si espone ad un contagio quasi assicurato, ogni giorno vive in prima persona la situazione devastante che il nostro paese sta affrontando e che noi altri abbiamo modo di vedere solo da uno schermo al plasma dal divano di casa. Mia sorella studia infermieristica, probabilmente se questo fosse avvenuto tra qualche anno oggi ci sarebbe lei in quei luoghi degli orrori e io questo non l’avrei sopportato, ma se poi ci penso più a fondo: quella è una scelta, la scelta di mettersi a servizio degli altri nella buona e nella cattiva sorte e allora decido che l’avrei lasciata andare, ma che avrei sofferto per lei. Mio padre continua ad andare a lavoro ogni giorno, lo fa prendendo ogni misura, quelle possibili, ma io continuo a temere questa situazione. Dicono che un nuovo focolaio stia per nascere qui al centro Italia e io, nella mia quasi totale ignoranza in materia, continuo a chiedermi perché le industrie non siano state fermate, perlomeno quelle non necessarie in questo momento. Credo che le industrie muovano un numero di persone uguale, se non superiore a quello delle scuole, perché dopo più di 10 giorni dalla proclamazione dello stato d’emergenza gli operai continuano ad uscire di casa per andare al lavoro? Comunque tutti attendiamo quest’ulteriore disposizione a breve, come tutti ci aspettiamo ormai che a scuola non si tornerà.
    È triste se penso che questo sarebbe dovuto essere il mio ultimo anno, quello della canzone di Venditti, delle ultime cene di classe, il viaggio del quinto anno. Tutto saltato, tutto. Il nostro ultimo anno lo passiamo dietro un computer, con qualche video lezione e tantissimo materiale su cui preparare un esame di cui non sappiamo nulla. Il ministro assicura che ci sarà e che sarà un esame serio come tutti gli anni, ma come possiamo pretendere che le cose restino uguali se siamo nel mezzo di una pandemia mondiale?
    Fa strano usare queste parole, se penso che finora le avevo solo lette nei libri di storia. Focolaio. Pandemia. Contagi. Nessuno di noi credeva di potersi ritrovare in una situazione del genere, ma la cosa più sorprendente è che è accaduto senza che ce ne rendessimo conto. A scuola ne parlavamo spesso, come una cosa lontana, l’unica cosa che ci preoccupava in quel momento era saltare il viaggio d’istruzione, poi è arrivata l’ordinanza che li vietava tutti e, dopo poco, il primo caso in Italia. Tutto nel giro di qualche settimana fino a che ci siamo ritrovati barricati in casa, bombardati da dati allarmanti e spaventosi con 47mila contagi in Italia ad oggi e 627 decessi solo nella giornata di ieri.
    Il mio augurio è che tutto questo possa finire al più presto, mi mancano l’abbraccio del mio amore e le sue carezze, mi manca vedere le mie amiche, ho fretta di correre ad assaporare questa nuova primavera che sono certa che quest’anno sarà più splendente che mai!
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